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giovedì 23 giugno 2022

PERCEPIRE pt.3

Quanto più la vita viene spiegata sulla base di accadimenti traumatici, incidenti sociali, qualcosa che i genitori hanno omesso di fare nei primi anni di vita, tanto più questa vita sarà la vita di una vittima. Siamo immersi infatti in una società in cui la stragrande maggioranza delle persone emana vittimismo da ogni pensiero, da ogni sguardo. Da questa condizione non è possibile liberarsi, finché non si vede chiaramente il meccanismo che dà origine a tale mentalità, ovvero credere che ci sia un passato brutto e cattivo che ci condiziona senza il quale vivremmo indisturbati nel Regno dei cieli: "Avete occhi ma non vedete, avete orecchie ma non udite." Tale visione invalidante nasconde un'altra demenza, maggiore della prima se vogliamo, ossia che ognuno di noi NON sia portatore di un'unicitá, un'anima che vuole essere vissuta, ma semplicemente un uomo o una donna conseguenza di eventi esterni. E questa sarebbe una visione spirituale dell'esistenza? (Non sto parlando di sapere, ma percepire...) Addirittura in un recente commento ho letto che tale visione delle cose è inaccettabile e che i traumi del passato sono semplicemente una "sfiga" che era meglio non capitasse. Una "sfiga"? "Meglio che non capitasse"? E chi sei tu per dirlo? Cosa sai ciò che deve affrontare quella persona per far si che possa manifestare i propri talenti? Cioè fatemi capire... da Edward Munch a John Lennon, da Manolete a Yehudi Menhuin, da Golda Meir a Eleanor Roosevelt, da Maradona a Gandhi (se la comparazione vi stride è un grande limite), da Nelson Mandela a Jackson Pollock, tutti costoro affermano che i traumi infantili sono serviti a trovare direzione e necessità alla loro esistenza, e invece noi li chiamiamo "sfighe"? Riuscite o no a vedere ciò che c'è al netto dei pregiudizi? Questa mentalità è un trauma cari amici, non gli avvenimenti accaduti. Federico Cimaroli - Pensiero Caffè